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Benché estremamente rallentati dalle esigenze dettate dalla pandemia, i servizi di terapia del dolore sono rimasti attivi in tutta Italia offrendo sostegno necessario ai tanti pazienti anche grazie alle risorse tecnologiche messe in campo. Ma alcuni problemi restano in attesa di soluzione. Entriamo nel merito grazie a questa doppia intervista

Durante il Congresso Nazionale di FederDolore-SICD (Società Italiana Clinici del Dolore), appena conclusosi, si è discusso sull’impatto della pandemia sulla gestione del dolore, quali sono state le difficoltà (cliniche e organizzative) più grandi da affrontare? Giuliano De Carolis, presidente FederDolore-SICD La terapia del dolore in Italia è gestita in maniera pressoché totale dai medici anestesisti. Come sappiamo nel periodo dell’emergenza Covid queste figure professionali sono state assorbite quasi totalmente nella gestione dei pazienti critici nelle terapie intensive e rianimazioni. Questo ha comportato di conseguenza un rallentamento nell’erogazione di servizi da parte dei reparti di terapia del dolore. Come avete reagito alle criticità imposte dall’emergenza sanitaria nella gestione del dolore? Quali misure, risorse, tecnologie avete messo in campo? Giuliano De Carolis, presidente FederDolore- SICD Seppur con molti sforzi i centri hanno reagito mantenendo un minimo di servizio. In particolare non si è mai interrotto completamente l’assistenza ai pazienti oncologici mentre per altre tipologie di pazienti si è dovuto ridurre al minimo gli accessi in ambiente ospedaliero. I centri hanno cercato di compensare utilizzando i servizi di telemedicina che hanno permesso di mantenere un contatto continuativo con i pazienti anche se non in presenza fisica. Il dolore da Covid-19 ha un’incidenza.

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Piraccini Emanuele
  • Piraccini Emanuele