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Grazie a questa intervista concessaci dal presidente ANASTE, Sebastiano Capurso, analizziamo la situazione del comparto entrando nel merito degli aspetti più delicati e analizzando approfonditamente i termini di una proposta di riforma, articolata e intelligente, che propone le RSA come elemento cardine di una vera rete di assistenza territoriale

Avete prodotto un position paper, davvero molto interessante, parlando di riforma dell’assistenza sanitaria e socio sanitaria della popolazione anziana. Partiamo dal principio: cosa non va nel sistema attuale? Il primo problema del sistema attuale è legato al sottofinanziamento del settore dell’assistenza territoriale, ed alla conseguente esiguità dell’offerta assistenziale: siamo molto al di sotto della media dei paesi OCSE sia per quanto riguarda la disponibilità di posti letto per cure di lungo termine, sia per l’assistenza diurna che per quella domiciliare. Vi è poi un ulteriore gravissimo problema: in molte regioni non vi è la possibilità di garantire la continuità assistenziale, cioè il corretto passaggio tra i diversi tipi di risposta che le ASL forniscono ai cittadini non autosufficienti: le diverse specificità assistenziali dovrebbero essere coordinate, gestite in modo da assicurare ad ognuno la risposta più efficace in relazione alla singola situazione, alla fase della malattia o della disabilità, al supporto familiare ancora disponibile, all’età. Questo invece non avviene e quando si presenta la necessità, le famiglie sono costrette ad autonome ed affannose ricerche di un posto letto per il ricovero in RSA, di una organizzazione per l’attivazione di assistenza a domicilio, di una possibilità per la frequenza presso un centro diurno, con grandissimo disagio per gli utenti, nonché speco enorme di risorse e di tempo.

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Capurso Sebastiano
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