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    Secondo uno studio giapponese, già cinque minuti dopo l’attivazione di uno strumento elettrochirurgico la concentrazione delle microparticelle nella sala operatoria aumenta fino a 15-20 volte rispetto ai valori normali preoperatori passando da circa 60.000 fino a un milione di microparticelle per piede cubo (da circa 1.700 a oltre 28.000 per m3).14 La diffusione di questi fumi nell’ambiente chirurgico, a velocità che si stima superi i 60 km/h (40 miglia/h), avviene molto velocemente e il sistema di ventilazione avrà bisogno di almeno venti minuti per riportare la concentrazione degli inquinanti ai livelli basali preoperatori.14
    La situazione in Europa è molto simile: studi confermano che il personale di sala operatoria è esposto ai fumi chirurgici per un periodo molto lungo ma soprattutto è a rischio il chirurgo, che opera a 20-40 cm dallo strumento elettrochirurgico attivo. Si stima che, in termini di potenziale mutageno, il fumo chirurgico generato dall’ablazione di un grammo di tessuto equivalga a fumare sei sigarette senza filtro.16