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In Italia i dati relativi alle nascite si sono progressivamente ridotti registrando negli ultimi anni i livelli più bassi a livello mondiale (1,32 figli/donna). Allo stesso tempo l’aspettativa di vita si è progressivamente allungata superando gli 80 anni per gli uomini e gli 84 per le donne. La valutazione del trend percentuale di ultrasessantenni relativo agli anni dal 1900 ad oggi evidenzia che il fenomeno dell’invecchiamento ha avuto inizio già nella seconda metà del ‘900. La popolazione anziana risultava essere del 8,2% nel 1850 e saliva già del 12,2% nel 1975 e, nei successivi anni (1975-2000), a causa della bassa natalità, il dato ha continuato ad avere una crescita notevole (nel 2000 al 18,1%). Dall’analisi di questi primi dati si evince che questo trend demografico perdurerà per almeno i prossimi 60-70 anni. Il bilancio del 2018 conferma le tendenze degli ultimi anni sopra descritte, fortemente caratterizzate dal calo delle nascite, dall’invecchiamento della popolazione e, a partire dal 2015, da una perdita di residenti. Le proiezioni Istat prevedono che nel 2050 la quota di ultra 65enni sul totale della popolazione potrebbe ulteriormente aumentare rispetto al livello del 2018 (pari al 23 per cento) tra 9 e 14 punti percentuali. Alla stessa data, la percentuale di popolazione di età 0-14 anni potrebbe mantenersi, nel migliore dei casi, attorno al livello attuale (13,5 per cento), ma anche scendere al 10,2 per cento. In parallelo, la quota dei 15-64enni sembra verosimilmente destinata a ridursi al 54,2 per cento del totale, con un calo di circa dieci punti percentuali che equivale a oltre 6 milioni di persone in età da lavoro in meno rispetto a oggi.

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Giuseppe Caccavo
  • Giuseppe Caccavo