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Quando penso all’alimentazione mi viene spontaneo pensare alla pianificazione, all’organizzazione e all’esecuzione del compito “preparare il pasto”, a tutte le singole attività che messe in ordine cronologico- conseguenziale e sommate portano ad avere il prodotto finale nel piatto. I pasti costituiscono una parte importante del programma giornaliero nelle strutture residenziali di cura per persone anziane, danno struttura al giorno. In una struttura residenziale può sembrare che la priorità in materia di cibo siano le potenzialità nutrizionali e la sua importanza come fonte di energia, poca considerazione è riservata ai fattori psicologici, sociali e culturali associati al cibo, e di come questi influenzino l’appetito e la voglia di mangiare, il grado di iniziativa e partecipazione nella consumazione del pasto. Analizziamo l’alimentazione dalla prospettiva della consumazione del pasto. I pasti possono costituire piccole o grandi oasi nella routine quotidiana. Il cibo fin dalla nascita della persona è strettamente collegato all’esperienza di rapporti interindividuali ed emotivi. Pensiamo, ad esempio, al bisogno di essere allattato del neonato o alla persona anziana che ha bisogno di essere imboccata perché ha un deterioramento cognitivo tale da non riuscire a riprodurre la gestualità necessaria per utilizzare la posata, o a rendersi conto di quando è arrivato il momento di sedersi al tavolo per la colazione, pranzo o cena. Al cibo si ricollegano valori complessi, ideologie elaborate, credenze religiose, su di esso possono incentrarsi organizzazioni sociali e di gruppo, e sono questi a dare alla abitudini alimentari e tradizioni culinarie il loro particolare carattere culturale, che investe le abitudini di una speciale carica emotiva. Il cibo è un mezzo di comunicazione (Marshall, 2003), non ha a che fare esclusivamente con l’alimentazione, i momenti dedicati ai pasti possono risvegliare ricordi e……

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Rosanna Margheriti
  • Rosanna Margheriti