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Mangiare non è semplicemente un’esigenza fisica, ma un’azione che coinvolge la sfera sociale e psicologica di ciascuno di noi. Sappiamo bene però che con l’avanzare dell’età possono presentarsi condizioni che rendono difficile alimentarsi. Grazie agli esperti della SIMFER prendiamo quindi in esame uno dei disturbi più critici: la disfagia. Come è opportuno affrontarla?

Alimentarsi è un atto essenziale per la sopravvivenza. Ma nell’evoluzione della specie umana il cibo è diventato molto più che un’esigenza fisica in quanto coinvolge anche la sfera sociale, affettiva e del piacere. È importante e gratificante mangiare ciò che più fa piacere dedicando al cibo attenzione, cura e tempo. “…in quel che mangiamo è racchiuso un desiderio, qualcosa di bello e di buono che ci portiamo dietro e ricordiamo nel tempo. Per questo il diritto al cibo dovrebbe essere costituzionale e il diritto alla buona cucina universale. La creatività può aiutare a dare un senso a certe cose che si fanno per gli altri. È così che la medicina diventa speranza e quello del medico può essere il mestiere più bello del mondo. Perché cerca di restituire una normalità a chi l’ha perduta, con la tecnica, le terapie, l’ascolto, la comprensione. Poi ci vogliono anche affetto e solidarietà”. [G.G. Schiavi] A tutte le età è tuttavia indispensabile alimentarsi e idratarsi in sicurezza, in quantità sufficiente per consentire la vita e il funzionamento del metabolismo tessutale e corporeo, ma va conservato il più possibile il piacere legato alla soddisfazione di questi bisogni. Con l’età che avanza ci possono essere molte condizioni che rendono difficile alimentarsi. Proprio perché alimentarsi è un atto volontario occorre che ci sia la motivazione e la capacità di riconoscerlo come un atto essenziale al benessere. Quando queste condizioni mancano si entra nella sfera psico-emotiva con i quadri di disturbo del comportamento alimentare (anoressia, iporessia, bulimia…).

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Roberto Antenucci
  • Roberto Antenucci