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L’essenza della vita è guardare avanti. Proiettarsi oltre i momenti contingenti per quanto essi possano essere difficili. Avere quindi la forza, e la lungimiranza, di ragionare su quel che verrà. In questi lunghissimi mesi nei quali siamo rimasti preda di una terribile malattia (e di una altrettanto paralizzante ‘paura’ della stessa) ci siamo concentrati sul presente, su come avremmo dovuto/potuto contenere il devastante evento pandemico che ci ha travolti e salvare più vite possibile, ma ora che la campagna vaccinale (non certo scevra di problemi) sta compiendo il suo percorso è arrivato il momento per guardare oltre alla fase acuta della malattia e chiederci cosa ci lascerà in eredità. Intendiamoci, di un sistema sanitario/assistenziale da ripensare (quasi) completamente abbiamo già discusso e certamente ancora lo faremo perché i problemi sul tavolo sono molti, ma è bene ricordare che ad affrontare il post-Covid saranno soprattutto i pazienti. Studi scientifici accurati dimostrano infatti che le conseguenze della malattia non si smaltiscono con facilità, anzi, in molti casi i pazienti dovranno sottoporsi a trattamenti specifici per recuperare a pieno il loro stato di salute. Ed è a questo scenario che strutture e professionisti dovranno essere preparati. Alla luce di queste considerazioni ritengo indispensabile dare voce, e lo faremo come sempre attraverso le nostre pubblicazioni, a protocolli e programmi sperimentali rivolti al trattamento di quello che sta rapidamente prendendo il nome di ‘Long Covid’. Ancora una volta, è bene sottolinearlo, la sfida a cui si accosta il personale sanitario è ricca di incognite non fosse altro che per il fatto di essere i primi nella storia a doversi confrontare con una malattia sconosciuta e con i suoi postumi. Ma ancora una volta però questa battaglia la vinceremo assieme, facendo rete, scambiandoci informazioni e studiando molto. È a questo sforzo che noi della rivista Residenze Sanitarie vogliamo unirci offrendo il nostro contributo. Metteremo quindi in campo la nostra rivista e la capacità di fare rete per darvi occasione di leggere e raccontare le vostre esperienze, accorciare quindi le distanze e maturare quella che mi piace chiamare un’esperienza ‘collettiva’. In bocca al lupo a tutti noi.

Buona lettura.

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Maria Giulia Mazzoni
  • Maria Giulia Mazzoni