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In un mutevole assetto demografico che vede la popolazione anziana in crescita, qual è il ruolo delle app dedicate alla salute in un’ottica di invecchiamento attivo e in salute? Certamente potrebbero avere dei risvolti molto positivi, le app dedicate alla salute potrebbero essere degli strumenti molto utili in un’ottica di invecchiamento, penso alle applicazioni che monitorano lo stile di vita o a quelle che hanno a che fare con l’esercizio fisico o con l’alimentazione. In un’ottica di prevenzione queste applicazioni potrebbero fornire una serie di strumenti che aiutano a vivere meglio, a vivere in salute e, quindi, a invecchiare meglio. Nella prevenzione risiede una delle grosse potenzialità delle app e di tutto ciò che fa parte dell’area dell’Internet of Things: sensoristica, tecnologia indossabile, orologi che aiutano a intercettare le cadute e un conseguente bisogno di assistenza, sensori che permettono di capire se si sta camminando correttamente, se si è in condizioni di emergenza tali da dover attivare qualche servizio di assistenza, ecc. Tutti questi strumenti potrebbero avere degli impatti interessanti. Lei dice “potrebbero”, perché è importante l’uso del condizionale quando si parla di app per la salute? Sì, l’uso del condizionale è importante. Dietro l’uso del condizionale, infatti, si nasconde una domanda cruciale: “Questi strumenti ci sono e hanno delle potenzialità, ma risultano efficaci nel mantenere le promesse che hanno fatto?”. Chi le ha sviluppate ha pensato che potevano essere utili per un certo obiettivo, ma occorre chiedersi se esistano studi clinici che dimostrano se l’utilizzo di tali strumenti porta al raggiungimento degli obiettivi originariamente ipotizzati e se, qualora venissero raggiunti, il risultato è migliore rispetto a quello ottenuto senza l’uso di questi strumenti.

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Eugenio Santoro
  • Eugenio Santoro