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L’aumento demografico della popolazione anziana e delle persone con decadimento cognitivo richiede dei cambiamenti culturali, anche tenendo conto degli atteggiamenti pregiudiziali che permangono nei loro confronti, già a partire dalla tenera età. L’approccio biopsicosociale nei confronti degli anziani con fragilità cognitiva suggerisce di trovare e integrare interventi multidisciplinari per sostenere il benessere della persona e rafforzare la comunità in cui vive, rendendola più consapevole e dementia friendly. Le esperienze presentate sono frutto di un percorso di studio e realizzazione di progetti educativi centrati sulla letteratura per l’infanzia come strumento di avvicinamento e contatto intergenerazionale, tra bambini e anziani fragili, e di sensibilizzazione dei caregiver formali e informali. Demenza: uno sguardo tra realtà e stereotipi Il Rapporto Mondiale Alzheimer 2019, intitolato “L’atteggiamento verso la demenza”1, mette in luce un’allarmante mancanza di conoscenza a livello globale: due intervistati su tre pensano che la demenza sia conseguenza del normale invecchiamento. Alcune convinzioni errate sulla demenza sono ancora radicate anche nell’opinione pubblica del nostro Paese, in cui i dati parlano di circa 1 milione e 200 mila persone con una forma di demenza. Gli stereotipi sulla demenza rientrano in un più ampio fenomeno discriminatorio, detto ageismo, ossia una combinazione di attitudini pregiudiziali nei confronti delle persone più anziane, della vecchiaia e dell’invecchiamento in sé, pratiche discriminatorie nei confronti dei più vecchi e politiche istituzionali che perpetuano stereotipi su questo tema. 

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Serena Zanon
  • Serena Zanon