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Il terapista occupazionale sfrutta le attività come strumento diagnostico e di intervento, così l‘azione è contemporaneamente obiettivo e strumento terapeutico. Per raggiungere questo risultato viene utilizzata l‘analisi dell‘attività, un processo mediante il quale si possono capire le caratteristiche dell‘attività, incluse le particolari abilità richieste per compierla e la sua relazione alla partecipazione. Attraverso questo processo si può effettuare l‘adattamento dell‘attività che viene utilizzata per risolvere problemi e/o disfunzioni e che permetta il raggiungimento della funzione altrimenti compromessa. È necessario partire da attività significative, amate e soddisfacenti. Le attività vanno modificate, rese più o meno impegnative per adattarle alle abilità del paziente. Le persone con Alzheimer, per esempio, spesso mantengono vecchie abitudini, sarebbe bene organizzarsi in modo che il malato sia ancora coinvolto nell‘eseguirle e venga favorito un senso di successo. Le attività devono essere semplificate, l‘ambiente deve avere meno distrazioni possibili (rumori, interruzioni) e deve essere sicuro. Le scelte devono essere semplici. Le istruzioni devono essere sia verbali che visive. Scegliere il momento più adatto della giornata per svolgere un‘attività, e averne una di riserva nel caso l‘assistito non la riconosca al momento. La persona con demenza è un essere umano che regredisce. Le parole, i gesti hanno bisogno di essere capiti, decifrati, assimilati. C’è una parte dentro di loro dove la ragione non c’è più, perché nascosta dalla malattia silente, e il familiare spesso non la riconosce. Il familiare può avere l’impressione che davanti ci sia un estraneo, in quanto nota tratti caratteriali che la persona non ha mai avuto. La persona perde l’uso delle buone maniere, utilizza parole mai dette prima che spesso possono essere volgari. Porre rigide regole è errato.

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Gabriella Casu
  • Gabriella Casu