La IASP conia una nuova definizione del dolore

La IASP conia una nuova definizione del dolore

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Alle prese con problemi pratici come la cancellazione improvvisa di visite ed esami programmati e un senso di abbandono e di incertezza. È così che i pazienti con dolore hanno vissuto il periodo di emergenza sanitaria. Con una migliore comprensione dell’esperienza dolore potremmo essere in grado, attraverso un approccio interdisciplinare, aggiungere una varietà di terapie per il trattamento algogico. In questa ottica si inserisce il progetto formativo IN-DOLORE, promosso dalla Grunenthal, che si propone come obiettivo la ricerca di nuove linee condivise sull’approccio al paziente con dolore. Secondo i dati emersi dal XVIII Rapporto nazionale di Cittadinanzattiva sulle politiche della cronicità, più di due pazienti su cinque raccontano di visite, esami o interventi cancellati; più di uno su tre ha avuto difficoltà a restare in contatto con gli specialisti e i centri di riferimento per la propria patologia; più di uno su dieci non aveva a disposizione i dispositivi di protezione individuale o non ha trovato i farmaci di cui aveva necessità perché, molto spesso, utilizzati per i pazienti Covid. Alle difficoltà “pratiche” si sono aggiunti i disagi psicologici, segnalati da quasi tre cittadini su cinque: incertezza, paura, ansia, tristezza, senso di solitudine, angoscia, fatica, confusione. Sono questi gli effetti che la pandemia ha scatenato sui pazienti con malattie croniche e rare, e che con una migliore comprensione dell’esperienza dolore si potrebbero ricercare nuove linee condivise sull’approccio al dolore, partendo proprio dalla nuova definizione proposta dalla IASP.

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Francesco Amato
  • Francesco Amato