Innovazioni tecnologiche contro l’Alzheimer

Innovazioni tecnologiche contro l’Alzheimer

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L’Alzheimer, usando una terminologia medico-scientifica, è una malattia caratterizzata dalla presenza di placche di beta-amiloide e grovigli neurofibrillari di proteina tau-iperfosforilata, che possono accumularsi nel cervello diversi anni prima dalla comparsa dei sintomi clinici. In altre parole, è la forma più comune di demenza degenerativa. Oggi sono circa 40 milioni nel mondo le demenze, di cui il 60% Alzheimer, e solo In Italia questa malattia colpisce 600 mila persone. “Purtroppo, mentre negli scorsi anni pensavamo di essere sul punto di trovare una cura, ora sappiamo che ci vorrà ancora tempo e che dobbiamo lavorare molto sulla prevenzione. La vera novità infatti si chiama prevenzione primaria”, ci ha raccontato Orazio Zanetti, primario di Geriatria e responsabile dell’l’IRCCS Istituto Centro San Giovanni Di Dio Fatebenefratelli, che è sempre in prima linea, sin dagli anni ’90, nella ricerca di terapie non farmacologiche prevalentemente rivolte ai deficit della sfera cognitiva. Difatti, secondo uno studio cui ha partecipato l’IRCCS Fatebenefratelli, il 35% delle demenze può essere ridotto da fattori modificabili come la correzione dell’obesità, dell’ipertensione, della depressione della sordità, la riduzione del fumo, l’aumento dell’attività fisica, il miglioramento del rapporto sociale e la stimolazione delle funzioni cognitive. E nonostante il mondo sia in questo momento impegnato nella lotta contro il nemico invisibile, il Covid-19, il progresso scientifico e tecnologico della struttura non si è fermato ed ha continuato a fare passi da giganti sviluppando nuovi test e trovando soluzioni che contrastino l’insorgenza della malattia, riaccendendo nei malati di Alzheimer la speranza di una riabilitazione delle capacità cognitive.

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Marialuisa La Pietra
  • Marialuisa La Pietra