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Oreste ha 84 anni e questa mattina si è svegliato presto. In realtà non sa dire quanto presto; il tempo non ha più molto senso per lui da quando un signore di nome Alzheimer gli fa dei brutti scherzi con i ricordi. Oggi Oreste si è alzato che era ancora buio; il suo compagno di stanza dormiva profondamente e lui non lo voleva sbagliare. “Per fortuna mi hanno messo le lucine dal letto fino al corridoio”; Oreste segue la strada luminosa e raggiunge il cucinino per fare colazione insieme all’infermiera che si sta già preparando. Una volta le infermiere avevano sempre da ridire, di notte, quando lui si alzava per fare colazione e proprio non capivano che doveva prepararsi! Gli facevano perdere un sacco di tempo. Spesso finivano per discutere, e poi qualcuno in altre stanze si svegliava, si lamentava. Tutto diventava caotico, nervoso. Gli altri si svegliavano nervosi e la giornata iniziava col piede storto. Oreste, in particolare, rimaneva ombroso e scostante tutto il giorno, a tratti aggressivo. Ma aveva le sue ragioni, eh! “Chi glielo spiega al capo perché non vado in officina, oggi?!”. Tutto questo era prima. Quanto prima? Oreste non saprebbe dire. Poi le infermiere sono diventate più gentili. Ha sentito che ne avevano parlato, nelle pause del pomeriggio: Gentelcher! Si vede che era arrivata una precettrice tedesca a metterle in riga. Dopo la Gentelcher era arrivata anche Sara. Una ragazza mingherlina, tutto pepe. Per conoscerlo gli aveva fatto un sacco di domande: sulla sua famiglia (mamma e papà se vivono ancora, cosa fanno i fratelli…); sul suo lavoro (cosa si fa in officina, quali sono gli orari, chi sono i colleghi e dove si trova il posto, come ci arriva al lavoro); su come gli piace passare il tempo libero. “Veramente – le aveva detto Oreste – di tempo libero non è che ne abbia avuto mai gran che. Però se potessi, se potessi scegliere… avrei sempre voluto avere un orto”. Sara e Oreste avevano parlato a lungo del lavoro, a più riprese.

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Agnese Galletto
  • Agnese Galletto