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“L’ingresso nelle Rsa è consentito – anche se solo – a visitatori in possesso di Certificazione Verde Covid-19”. Una semplice frase dal tono solenne e al tempo stesso liberatorio che ha reso il senso di una lunga ed estenuante battaglia: quella contro la solitudine cui il Covid-19 ha condannato centinaia di migliaia di ospiti delle strutture residenziali. Dell’odioso impatto psicologico che la pandemia ha avuto su pazienti, operatori e familiari abbiamo parlato a più riprese, e ancora certamente lo faremo in futuro, ma per una volta credo sia corretto mettere da parte la ‘teoria’ e pensare alla ‘pratica’ lasciando che a parlare siano ‘le direttive’. Alla confusione, tanta in effetti, che in questi lunghi mesi abbiamo sperimentato, è giusto infatti che segua la chiarezza di un indirizzo preciso: quello ministeriale. Cosa stabilisce quindi il decreto? Come si dovranno regolare le strutture che vogliano permettere le visite ai propri ospiti? La linea guida resta quella della prudenza: per accedere alle strutture serve sicurezza per chi entra e per chi vi risiede. “Le Certificazioni verdi – si legge nel documento – fatto salvo diversa successiva indicazione normativa nazionale, possono essere utile strumento di orientamento alla regolamentazione di visite e uscite programmate, compatibilmente alla situazione locale e alla specificità di servizi e strutture che possono accogliere utenti con diverso grado di fragilità e rischio trasmissione infettiva. La certificazione – si precisa – non sostituisce il rispetto delle misure di prevenzione e contrasto della diffusione del contagio”. E quanto alle uscite programmate? Qui la faccenda è più complessa e per queste, si legge sempre nella direttiva “è richiesta una specifica regolamentazione da parte dei responsabili anche in ordine alla stabilità clinica del residente e del suo livello di autonomia e fragilità, nonché per specifiche esigenze riabilitative. È sempre necessaria – quindi – la firma di un patto di reciproca responsabilità fra struttura e ospite o figure legalmente rappresentative”. Un patto di reciproca responsabilità. Qui mi permetto di richiamare la vostra attenzione, perché la nota ministeriale evidenzia un tema a mio avviso dirimente: la responsabilità (o la sua carenza). Di tutti. Tutti abbiamo voglia, sarebbe più appropriato dire necessità, di lasciarci alle spalle questo orribile anno pandemico. Tutti il diritto di rompere il soffocante muro di solitudine cui il Covid-19 ci ha, con i dovuti distinguo, costretti, ma non dobbiamo dimenticare, ora colti dall’impazienza, che è proprio dalle nostre azioni che dipende il nostro futuro. Insomma, nelle maglie di nuove aperture dovremmo stare bene attenti a non commettere l’errore di pensare ad un ‘liberi tutti’ che potrebbe essere (in effetti sarebbe) fatale. Avanti tutta quindi e buona lettura. 

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Maria Giulia Mazzoni
  • Maria Giulia Mazzoni