ICA, l’importanza della tecnologia nell’igiene ambientale

ICA, l’importanza della tecnologia nell’igiene ambientale

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Le ICA (infezioni correlate all’assistenza) insieme al fenomeno di resistenza agli antibiotici sono stati riconosciuti dagli ECDC (European Center for Disease Prevention and Control, il più importante ente europeo deputato alla prevenzione e controllo delle patologie) tra le problematiche di maggior impatto sulla salute pubblica in ambito sanitario. Uno studio pubblicato nell’ottobre 2016 da Plos Medicine stima che l’impatto delle più frequenti infezioni correlate all’assistenza (polmonite, infezioni del tratto urinario, infezioni del sito chirurgico, infezioni da Clostridium difficile, sepsi neonatale e infezioni del sangue) sia superiore a quello di malattie come influenza, infezioni da Hiv/Aids e tubercolosi tutte insieme. Nell’Unione Europea, infatti, ogni anno si verificano più di 2,5 milioni di casi di infezioni nosocomiali, che si traducono in circa 2,5 milioni di anni di vita persi a causa della disabilità (i cosiddetti Daly, Disability Adjusted Life Year). Il Report 2011 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Report on the Burden of Endemic Health Care-Associated Infection Worldwide, World Health Organization, 2011) rileva che in Italia la frequenza di pazienti con una infezione contratta durante la degenza è pari a 6,7 ogni 100 pazienti presenti in ospedale. Più in generale, il Report notifica come nei Paesi più sviluppati l’incidenza delle ICA va dal 3,6% della Germania al 12% della Nuova Zelanda, ma complessivamente si arriva anche ai picchi dell’Albania (19%), Mali (18,7%), Marocco e Tuniia (di poco sotto il 18%), ma anche Serbia al 17,4% e Brasile al 14%.

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Nicoletta Damiani
  • Nicoletta Damiani