I pazienti cronici non possono più attendere

I pazienti cronici non possono più attendere

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La pandemia da Covid-19 in cui stiamo vivendo ormai da molti mesi – in una sorta di tempo sospeso – sta influenzando in modo eccezionale gli ambiti sociali e professionali: in particolare, per chi si occupa di malattie cardiovascolari, il quadro è assolutamente drammatico. Come ben sappiamo queste malattie hanno una diffusione amplissima nella popolazione e rappresentano la prima causa di morte (oltre il 30% secondo OECD Health Statistics 2020), con percentuali più alte anche di quelle delle malattie oncologiche. La loro incidenza aumenta progressivamente con l’età divenendo ancora più importante dopo i 65 anni, soprattutto se in presenza di altri fattori di rischio vascolare quali il fumo, il diabete, l’ipertensione arteriosa e le dislipidemie, l’obesità, lo stile di vita sedentario. Questi dati sono ancora più tragici nella loro sem- plicità se li interpretiamo alla luce del periodo in cui viviamo: il Covid ha comportato in tutta Italia, e probabilmente non solo in Italia, la riduzione – e per un certo periodo il blocco – di tutte le prestazioni da erogare sia nell’ambito della valutazione clinica della popolazione a rischio sia in quello del trattamento terapeutico e del follow-up. I lunghi periodi di “lock-down” inoltre hanno ridotto la mobilità, le possibilità di esercizio e probabilmente influito anche sulla qualità e quantità dell’alimentazione.

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