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La recente pandemia da SARS-CoV-2 ha modificato radicalmente il mondo sanitario sotto ogni punto di vista. Se ci fermiamo a pensare a come è cambiato il panorama assistenziale e scientifico da un anno a questa parte ci rendiamo conto dei profondi mutamenti che il Covid-19 ha apportato, in maniera irreversibile. Sono infatti venuti alla luce i limiti, ma anche i punti di forza, di un sistema sanitario che va sicuramente ripensato. Sono cambiate, ineludibilmente, le priorità assistenziali, soprattutto nelle prime fase della Pandemia e ad ogni recrudescenza dell’epidemia. Infatti il massiccio afflusso di pazienti negli Ospedali ha messo sotto enorme pressione un sistema che già lavorava ai limiti delle sue possibilità. L’esigenza, non negoziabile, di prestare le cure necessarie a pazienti gravissimi ha scardinato la normale organizzazione ospe- daliera ed ambulatoriale. Questa realtà, vista dalla prospettiva algologica porta con sé due grandi temi che devono essere oggetto di riflessione. Il primo, e forse più immediato, è quello di considerare il Covid-19 come una patologia che non si esaurisce nella sua fase acuta, ma che può lasciare una eredità pesante ai sopravvissuti. Con sempre maggiore forza appare l’evidenza scientifica che questo virus, stante la sua natura neurotropa e la sua capacità di ingenerare una tempesta di citochine, oltre a causare i ben noti danni respiratori, è in grado di provocare sequele dolorose a coloro che vi sopravvivono. Numerosi autori, da più continenti, testimoniano come anche pazienti giovani e senza comorbilità possano sviluppare una sindrome post-Covid caratterizzata da fatica cronica, cefalea e dolori articolari. Non è quindi pensabile di risolvere l’esigenza assistenziale dei pazienti affetti da Covid-19 con la sola ospedalizzazione, ma va individuata una rete ambulatoriale in grado di garantire una corretta qualità di vita, e un pieno reintegro nella vita di relazione.

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Franco Marinangeli
  • Franco Marinangeli