-

In questo speciale abbiamo voluto rivolgere il nostro personale omaggio ai professionisti che, in piena emergenza, hanno continuato a spendersi per gli altri. Iniziamo quindi il nostro tributo parlando di fisioterapisti e cominciando con quelli di AIFI. Essere fisioterapisti al tempo del Covid di Katia Libardi, fisioterapista presso Apsp Levico Curae – Levico Terme (Tn) Durante le lezioni agli studenti del corso di laurea di fisioterapia, mi soffermo sempre a parlare degli aspetti che caratterizzano la nostra professione, con particolare attenzione al fisioterapista che lavora in ambito geriatrico: parlo di relazione, empatia, contatto, linguaggio del corpo e mimica facciale. Il virus del COVID-19 ha alterato in modo importante tutte queste dimensioni: l’utilizzo dei DPI non ci permette di utilizzare al meglio la mimica facciale e il nostro corpo, la necessità di mantenere il distanziamento impedisce il contatto e ci rende difficile l’esecuzione di alcune manovre, ma soprattutto influenza negativamente il nostro entrare in relazione con il paziente, privandoci dell’arma più importante del nostro agire professionale. La sfida di questi mesi è stata quindi quella di trovare strategie per andare oltre… oltre i DPI, oltre la distanza, oltre la paura. Paura che è stato il sentimento che ha caratterizzato la prima fase di questa emergenza: paura del contagio, più nei confronti dei residenti e dei miei familiari prima che il mio, paura di non farcela ad affrontare con sufficiente lucidità l’emergenza, paura di non riuscire ad essere una fisioterapista in un contesto così diverso e così difficile come quello che si stava creando. Questo sentimento ha lasciato spazio velocemente al desiderio di svolgere al meglio il mio lavoro, nonostante il COVID-19. E allora ho scoperto che gli occhi possono parlare meglio di tante parole, che la vicinanza si può esprimere anche stando un pochino più lontani, che la relazione si può creare…….

Confronta gli annunci

Confrontare
Michela Tomassini
  • Michela Tomassini