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Si tratta di una patologia che colpisce circa il 10% della popolazione e spesso è accompagnata da un forte dolore. Parliamo di ernia al disco e di come trattarla approfondendo un tipo di approccio non chirurgico e multidisciplinare che consente una rigenerazione discale

Una recente inchiesta denuncia un eccessivo ricorso alla chirurgia nel caso di trattamento di ernia del disco. Partiamo con una domanda introduttiva che definisca i termini della patologia: di cosa si tratta? L’ernia del disco colpisce il 10% della popolazione italiana, la maggiore incidenza si realizza tra i 30 e i 50 anni. Le regioni più frequentemente interessate sono il tratto cervicale e il tratto lombare. Il dolore da ernia discale cervicale si irradia agli arti superiori, mentre il dolore da ernia discale lombare si irradia agli arti inferiori. Il dolore può associarsi ad altre manifestazioni tra cui bruciore, deficit di deambulazione, deficit di sensibilità, blocco antalgico. La causa dell’ernia discale è la rottura dell’anulus fibroso discale con fuoriuscita del nucleo polposo e compressione della radice nervosa para-vertebrale. Le cause del dolore sono due: fattori meccanici ossia la compressione meccanica del nervo da parte del disco erniato e fattori infiammatori, legati al rilascio di citochine profogistiche periradicolari. Quali sono le possibili soluzioni terapeutiche ad oggi esistenti? Per la problematica legata all’ernia del disco oggi esistono diverse soluzioni. Soluzioni conservative ovvero mediche quali la fisiatria, la riabilitazione, l’ozonoterapia, la laser terapia e soluzioni più aggressive cioè chirurgiche. Alcune soluzioni chirurgiche vengono definite non invasive o minimamente invasive perché vengono effettuate a cielo coperto. Attraverso l’utilizzo di un ago tac-guidato si esegue un’aspirazione del disco erniato riducendo, senza effettuare un vero e proprio intervento chirurgico classico, la compressione…..

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Riccardo Buscemi
  • Riccardo Buscemi