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Tecnologia. Questa è la parola che pare sia diventata la key word del nostro millenio, in un mondo in cui un nuovo prodotto tecnologico diventa obsoleto a un anno dal lancio commerciale. La tecnologia, nelle sue più varie sfaccettature, ha investito le nostre vite, spesso stravolgendole e ponendole di fronte a nuove sfide e nuovi progressi che fino a poco tempo prima si pensavano fuori portata. Le tecnologie si stanno inserendo anche nel mondo della medicina, della riabilitazione e, più in generale, dell’ health-care. Ma cosa sono le tecnologie assistive, come le possiamo definire? In questa definizione possiamo includere tutte le tecnologie che, nei più diversi campi (domotica, comunicazione, facilitatori nelle ADL ecc.), hanno lo scopo di contribuire al mantenimento e miglioramento dello stato di salute di una persona e della sua qualità della vita [1]. Il fine ultimo di queste facilitazioni è quello di essere un’interfaccia per rendere più significativa la vita e la quotidianità della persona. La ricerca della miglior condizione di vita e di benessere è un concetto che l’essere umano cerca da sempre di perseguire e sul quale i prodotti assistivi stanno cercando di intervenire [2]. Tutto questo però assume maggior significato nel momento in cui l’utilizzatore della tecnologia assistiva è una persona con disabilità. L’industria delle nuove tecnologie sta sfornando a ritmo sostenuto una grande varietà di prodotti che possono avere un notevole impatto nell’assistenza e nel recupero/mantenimento dell’autonomia della persona disabile: pensiamo agli esoscheletri come WREX e Armon Ayura, deputati alla stimolazione e al vicariamento dell’articolarità e motilità residua dell’arto superiore in pazienti con patologie neurologiche e neurodegenerative [3].

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Filippo Spinelli
  • Filippo Spinelli