Ausilio o tecnologia assistiva. Facciamo il punto

Ausilio o tecnologia assistiva. Facciamo il punto

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Inquadramento storico Nel vecchio linguaggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si era soliti parlare di menomazione (esito permanente e visibile di un danno), che poteva dar luogo a una disabilità (incapacità di svolgere un’azione nella maniera ritenuta “normale”) e che, di fronte alle barriere poste dall’ambiente, una disabilità poteva dare luogo a qualche handicap (svantaggio, emarginazione, impedimento alla relazione con gli altri). In virtù di ciò fino al 2006 lo standard internazionale ISO 9999 definiva l’ausilio come “qualsiasi prodotto, strumento, attrezzatura o sistema tecnologico, di produzione specializzata o di comune commercio, utilizzato da una persona disabile per prevenire, compensare, alleviare o eliminare una menomazione, disabilità o handicap”. Con l’avanzata ICF e una visione riferita al modello bio-psico-sociale si è meglio delineata all’interno dei cosiddetti fattori contestuali ambientali (Classe e1 “Prodotti e tecnologie) l’immagine delle tecnologie assistive: ausili tecnici e prodotti acquistabili sul mercato da adoperare al fine di compensare una limitazione funzionale, piuttosto che per favorire la partecipazione alle attività quotidiane. La nuova definizione dello Standard Internazionale ISO 9999 (2016) si è poi espressa in merito a tali tecnologie come segue: “Qualsiasi prodotto (dispositivi, apparecchiature, strumenti, software ecc.) di produzione specializzata o di comune commercio utilizzato da (o per) persone con disabilità, che abbia come finalità il miglioramento della partecipazione, protezione, sostegno, sviluppo, controllo o sostituzione di strutture/funzioni corporee o attività, piuttosto che per la prevenzione di menomazioni e limitazioni nelle attività o ostacoli alla partecipazione”.

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Michele Iezza
  • Michele Iezza