COVID-19, la prevenzione in RSA

Nicola Veronese , Camilla Prete , Alberto Pilotto

1. Introduzione Nel marzo 2020, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato la malattia da coronavirus del 2019 (COVID-19) una “pandemia”. Al 10 maggio 2020, nel mondo sono stati identificati oltre 3.884.000 casi in 130 paesi con oltre 272.000 morti. In Europa i casi riportati sono 1.684.177 di cui 154.275 deceduti; in Italia i casi diagnosticati sono 218.268 di cui 30.395 sono deceduti [1]. I dati epidemiologici disponibili hanno evidenziato che la severità della malattia è maggiore nei soggetti anziani. In Italia l’età media dei soggetti deceduti è intorno agli 82 anni, mentre l’età media dei soggetti che risultano colpiti da COVID-19 è di circa 61 anni [2]. Ciò dimostra che la COVID-19 può essere considerata una malattia di interesse geriatrico [3]. Recentemente, particolare rilievo è stato dato alla presenza di COVID-19 nelle residenze sanitarie anziani (RSA) [4].

SIGOT – Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio – ci offre in questo approfondimento un’analisi puntuale dell’impatto della pandemia da COVID-19 sulla popolazione anziana e fragile in RSA, evidenziando le difficoltà della gestione dell’infezione e fornendo preziose indicazioni per il loro superamento

Sebbene con profonde differenze, le RSA italiane ospitano generalmente persone particolarmente fragili o caratterizzate da importanti disabilità e/o con problemi sociali rilevanti e/o impossibilità a vivere da soli nella propria abitazione. Recentemente, alcuni dati preliminari dell’OMS [5], hanno riportato che nel mondo circa il 50% dei decessi nella popolazione anziana sembra avvenire nelle RSA.


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