Privacy? Una questione di responsabilità

 La tecnologia, lo abbiamo detto molte volte, rappresenta un prezioso alleato per la nostra salute, in modo particolare se ci riferiamo agli strumenti capaci di monitorare in tempo reale le nostre condizioni di salute. Questo vale soprattutto per i device adottati all’interno delle strutture sanitarie che ospitano pazienti anziani. Da anni, e in modo sempre più massivo, le Residenze Sanitarie adottano infatti sistemi tecnologicamente avanzati per migliorare la qualità dell’assistenza ai loro ospiti, la tempestività degli interventi e per agevolare il lavoro dei professionisti che vi operano. Ma in questo scenario, apparentemente privo di punti deboli, si annida una criticità: esistono dei rischi di privacy? E perché il dato sanitario è tanto appetibile per i male intenzionati? La risposta a queste domande non è univoca, ma per comprendere la portata del problema ci basterà pensare che questo tipo di dato è il più cercato (rubato e venduto) dai cosiddetti ‘cybercriminali’. Serve per profilare, a loro insaputa, una grandissima quantità di persone. Un business che, i numeri lo dimostrano, vale molti soldi. Se è vero infatti che per usufruire degli straordinari vantaggi offerti della tecnologia di monitoraggio questa deve avere accesso ai nostri parametri biometrici, e lo accettiamo di buon grado, siamo purtroppo poco attenti nell’assicurarci che questi dati (‘sensibili’ per giurisprudenza e per definizione) siano al sicuro da occhi indiscreti. A porsi il problema sono invece, per nostra fortuna, gli esperti di sicurezza informatica, i quali assicurano che i device wearable in campo medico saranno il vero ‘game changer’ della vita quotidiana nel prossimo futuro: “Il dato sanitario deve essere protetto sia nell’accesso, che nell’autorizzazione, che nel trattamento in diversi momenti e quindi al giorno d’oggi in diversi luoghi, fisici o virtuali che siano”, assicura l’esperto Alberto Zannol. “Il dato deve essere protetto quando viene creato, quando viene salvato, quando viene usato e/o modificato”. Diventa dunque indispensabile rivedere il modello di sicurezza di questi dispositivi, salvaguardando ogni fase del ciclo di vita del dato (dall’acquisizione all’archiviazione). Un passaggio sempre più indispensabile per chiunque si avvalga di questo tipo di tecnologia e un compito che diverrà addirittura cruciale per tutte le strutture sanitarie tenute a garantire, a 360 gradi, i propri ospiti. Dovremmo tutti, questo il messaggio che deve passare, maturare una maggiore consapevolezza nell’utilizzo della tecnologia abbandonando la, certamente radicata, convinzione che le questioni di privacy riguardino solo i cosiddetti fanatici del computer. Buona lettura.

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