La funzione renale nell’anziano

Filippo Aucella , Raffaele Antonelli Incalzi

Con l’invecchiamento la funzione renale va incontro a una riduzione fisiologica, variabile tra un soggetto e l’altro, condizionata da fattori genetici e ambientali e dalle abitudini voluttuarie. V’è quindi un’ampia area di potenziale sovrapposizione tra semplice invecchiamento e l’effetto di una possibile patologia renale sopravvenuta. Ad esempio, se consideriamo la misura più comune della funzione renale, il filtrato glomerulare (GFR), i cui valori normali si attestano tra i 90-120 ml/minuto/ m2, un valore di GFR=50 ml/min/m2 in un ottantenne può essere tanto espressione di senescenza accelerata, quanto effetto di una patologia sottostante. Sebbene alcuni fattori di rischio per declino accelerato siano noti, in primis il fumo, ed esplorabili, non esiste una possibilità concreta di verificare a priori se il caso dell’ottantenne con eGFR=50 ml/min/ m2 rientri nella condizione di normalità o di patologia. La valutazione della funzione renale nell’anziano non può quindi basarsi solo sulla stima della GFR, ma va integrata, allorché risulti di dubbia interpretazione, con esami, quali la misura dell’albuminuria e l’ecografia del rene, in grado di orientarci verso l’una o l’altra opzione.

In età geriatrica la salute dei reni diviene un fattore fondamentale da tenere attentamente sotto controllo. Se non riconosciuto tempestivamente, il danno renale può infatti comportare gravi ricadute sulla salute del paziente. I nostri esperti ci spiegano quali sono i parametri per una corretta valutazione del rischio e come intervenire in caso di patologia in corso

Cionondimeno, a volte solo l’osservazione nel tempo con la stima della velocità di declino è risolutiva: un declino annuo eccedente 2,6 ml/min/m2 suggerisce un danno renale. Infine, il riscontro di due misurazioni di eGFR<45 ml/min/m2 in condizioni ripetibili nell’arco di sei mesi va considerato diagnostico di insufficienza renale a qualunque età. Screening e classificazione dell’insufficienza renale cronica Le attuali linee guida definiscono la malattia renale cronica (CKD) come l’insorgenza di anomalie strutturali o funzionali del rene, presenti per più di tre mesi e con implicazioni per lo stato di salute.


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