“Viva!”: la settimana della rianimazione cardiopolmonare

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Andrea Scapigliati
Presidente Italian Resuscitation Councili (IRC)

Quando una persona è colpita da arresto cardiaco (AC) le sue possibilità di sopravvivenza dipendono da chi gli è accanto. L’assenza di circolazione produce rapidamente danni irreversibili al cervello e al cuore e, dopo pochissimi minuti, conduce alla morte. L’arresto cardiaco è il sintomo di esordio nel 50% dei casi di malattia cardiovascolare che è la prima causa di morte nel mondo occidentale. Si calcola che l’arresto cardiaco colpisca una persona ogni mille all’anno: in altre parole, solo in Italia, uccide ogni anno circa 60.000 persone.

Dal 14 al 20 ottobre, Italian Resuscitation Council (IRC), lancia la settima edizione di “VIVA! La settimana per la rianimazione cardiopolmonare” che culminerà il 16 ottobre con la giornata mondiale della rianimazione “World Restart a Heart Day”. Ecco di cosa si tratta e perché è importante soffermarci un momento sui termini della questione

Chi si pone il problema di migliorare la risposta ad uno dei più importanti problemi di salute pubblica deve tenere per forza in conto il fattore tempo e quindi il coinvolgimento dei testimoni dell’arresto. In un contesto ideale, chi si trova accanto alla vittima dovrebbe riconoscere l’arresto cardiaco, chiamare il numero di soccorso (quello unico europeo 112 oppure ancora il 118) e iniziare immediatamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP: massaggio cardiaco, ventilazione, defibrillazione), rimanendo in linea con l’operatore telefonico in attesa dell’arrivo dei soccorsi inviati dalla centrale operativa. Purtroppo, questo avviene raramente.


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