RS100 torna a Torino

L’invecchiamento della popolazione è un fenomeno in costante aumento a livello globale e in Italia, lo sappiamo, questo processo demografico risulta assai evidente. Gli ultimi dati – in ordine di tempo – ci arrivano dall’Istat che ha recentemente reso noto di come nel panorama europeo l’Italia, insieme alla Francia, detenga il record del numero di ultracentenari: in 10 anni, rende noto l’istituto statistico, i centenari sono passati da 11 mila a oltre 14 mila, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento pari al 136%. Se poi ci soffermassimo a guardare ‘i più giovani’, e anche qui sono dati forniti dalle rilevazioni dell’Istituto statistico italiano, l’Italia si presenta – insieme al Giappone – come uno dei Paesi più anziani del mondo. Al 1° gennaio 2017, il nostro Paese vanta un rapporto di 165 persone over 65 anni ogni 100 under 15 anni. Fin qui i numeri, ma questi ci dicono ben poco della qualità della vita che interessa la popolazione degli ‘over’. La nostra rivista si concentra da anni sugli aspetti assistenziali riservati alla popolazione in III e IV età promuovendo una cultura inclusiva e il più possibile al passo con i tempi. Altrettanto, chiaramente, fanno le politiche sociali e sanitarie messe in opera della Regioni Italiane di cui, nel corso di questi anni, attraverso il nostro percorso formativo itinerante RS100 strutture, vi abbiamo dato conto. Oggi è tornato il momento di occuparci del Piemonte che, dati alla mano, si conferma un territorio ad ‘alta longevità’. Secondo i dati di una dettagliata ricerca sulla condizione degli anziani nella Regione (di cui vi abbiamo già dato conto nello speciale 2018, ndr) è emerso come la concomitanza di fattori diversi (reddito scarso o insufficiente, condizioni familiari ed ambientali che determinano una situazione di isolamento, condizioni psico-fisiche che rendono difficile una vita autonoma), costringe circa l’8% degli ultrasessantacinquenni a vivere in condizioni di dipendenza grave o a livelli intermedi di dipendenza. Al contrario, il 92% è ancora in grado di condurre una vita autonoma, mantenendo un buon livello di salute, anche psicologica, che permette di svolgere molte attività, con una valenza in più rispetto ai più giovani: il tempo libero. Innegabile che le politiche sociali si concentrino sulle categorie più disagiate e, chiaramente, si prodighino a sostegno della ‘non autosufficienza’. Entriamo nel merito delle risorse messe in campo dalla Regione. In primo luogo va sottolineato come la risposta per gli anziani parzialmente o totalmente non autosufficienti che richiedono prestazioni assistenziali e/o sanitarie debba essere il più possibile orientata al mantenimento della persona nel proprio contesto abitativo, famigliare e sociale, tramite l’erogazione di servizi alternativi al ricovero, evitando ricoveri impropri in strutture ospedaliere e residenziali e migliorando, nel contempo, i livelli qualitativi delle prestazioni socio-assistenziali erogate all’interno delle strutture stesse. La non autosufficienza, legata in particolare all’avanzamento dell’età anagrafica, rappresenta quindi un elemento di forte attenzione da parte della società. Regioni ed Enti Locali lavorano in questa direzione, cercando di rispondere ai bisogni emergenti con iniziative come il recente rifinanziamento del fondo per le non autosufficienze (annualità 2018) che viene incrementato di poco più di un milione di euro, grazie a risorse aggiuntive del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Saranno quindi rafforzati, si legge sul portale della Regione Piemonte, gli interventi a sostegno della domiciliarità in lungo assistenza, rivolti ad anziani ultra sessantacinquenni non autosufficienti e a persone con disabilità. Le risorse saranno erogate direttamente agli Enti gestori delle funzioni socio-assistenziali, che potranno destinarle al sostegno delle persone fragili prese in carico. Altra, importante, iniziativa della Regione è la legge sull’invecchiamento attivo, approvata in consiglio lo scorso marzo per promuovere la partecipazione delle persone di età più avanzata alla vita sociale e culturale, valorizzandone esperienze e capacità. Per richiamare l’attenzione sull’argomento, la legge istituisce una giornata regionale, il 22 aprile di ogni anno: la data è stata scelta per la ricorrenza della nascita del Premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini. È certamente importante ricordare come in Piemonte siano numerose le esperienze positive messe in atto dai Comuni, per favorire e migliorare l’invecchiamento attivo dei cittadini over 65. Ciò non sempre è avvenuto con iniziative coordinate e continue, ma con la nuova legge si definisce un modello chiaro per la promozione di iniziative territoriali. Enti locali, Asl, strutture residenziali, istituzioni scolastiche e universitarie, organismi di formazione, associazioni di tutela e di rappresentanza degli anziani potranno quindi promuovere e sostenere, all’interno del nuovo quadro normativo, l’auto-organizzazione, il volontariato, la cittadinanza attiva e lo sviluppo sostenibile di reti sociali. Gli ambiti d’intervento possono spaziare dalle politiche familiari alla formazione permanente, dalla prevenzione sanitaria al contrasto dei fenomeni di discriminazione, dalla cultura al tempo libero. I servizi della Regione Interventi socio-sanitari per anziani L’offerta degli interventi rivolti a persone anziane ultrasessantacinquenni non autosufficienti, comprende la valutazione multidimensionale da parte dell’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG) dei bisogni della persona e della sua famiglia e l’individuazione dei progetti più appropriati. Come accedere La persona interessata deve presentare domanda di valutazione multidimensionale all’Unità di Valutazione Geriatrica (UVG) competente per il Distretto sanitario dell’ASL di residenza presso: • lo Sportello o il Punto Unico di Accesso; • i Servizi socio-assistenziali e/o il Distretto sanitario. Documentazione necessaria • la “Richiesta di valutazione”, compilata e sottoscritta in tutte le sue parti; • l’impegnativa del Medico di Medicina Generale; • la “Scheda informativa sanitaria”; • l’attestazione di richiesta del modello ISEE; • la copia della dichiarazione sostitutiva unica DSU. Entro 90 giorni dalla data di ricevimento della richiesta, l’UVG esegue la valutazione sanitaria e sociale utilizzando la “Cartella geriatrica”, definisce la non autosufficienza e il Progetto Individuale concordato con l’interessato e la sua famiglia. L’ASL, nel comunicare l’esito della valutazione, deve indicare: • il punteggio sanitario; • il punteggio sociale; • il tipo di progetto assegnato e/o individuato; • il grado di priorità. Interventi disponibili Gli interventi possono dare esito a un progetto individuale: • residenziale – in RSA; • residenziale temporaneo – in Centri diurni; • al domicilio o in RSA Aperta; • semiresidenzialità; • domiciliare, di lungo assistenza. RSA aperta l progetto si rivolge ad anziani ultrasessantacinquenni non autosufficienti che sono idonei a un progetto di residenzialità in Residenze sanitarie assistenziali (RSA) ma che, allo stesso tempo, presentano condizioni sociosanitarie che consentono di procrastinarne temporaneamente l’inserimento in una struttura. Si tratta di un ampliamento dell’offerta socio-sanitaria a chi si trova in condizione di non autosufficienza, basato su un concetto innovativo: la persona può decidere se usufruire di una struttura residenziale oppure se avvalersi di prestazioni presso il proprio domicilio. Le prestazioni a domicilio Le prestazioni al domicilio sono del tutto assimilabili a quelle erogate nella RSA, e sono di tipo sia sanitario sia socio-sanitario: • prestazioni infermieristiche (Infermiere); • assistenza tutelare (OSS, Operatori Socio- Sanitari); • consulenze e prestazioni di personale medico specialistico: geriatra, neurologo, fisiatra, foniatra, otorinolaringoiatra, anestesista, pneumologo… • attività di mantenimento e di riattivazione psicofisica, motoria e neuromotoria: fisioterapista, logopedista, terapisti occupazionali, tecnici della riabilitazione psichiatrica, educatori professionali, specialisti in Attività Fisica Adattata. Inoltre, possono essere attivati anche: • consulenze per l’adattamento dell’ambiente domestico (terapista occupazionale o educatore); • addestramento della famiglia e/o del caregiver (infermiere, fisioterapista, logopedista, terapista occupazionale, OSS…); • facilitazione della famiglia alla partecipazione di gruppi di mutuo aiuto. Residenze sanitarie assistenziali per anziani non autosufficienti – RSA Le RSA rispondono ai bisogni sanitari e assistenziali di anziani non autosufficienti ultrasessantacinquenni che non possono essere assistiti a domicilio. A seguito della valutazione multidimensionale dell’UVG, le prestazioni vengono erogate in base al tipo di progetto individuale e ai bisogni peculiari della persona. Le fasce assistenziali in cui si articola l’intensità delle prestazioni erogate sono: • alta-incrementata; • alta; • medio-alta; • media; • medio-bassa; • bassa. Tariffe Le tariffe, applicate in maniera uguale su tutto il territorio regionale, sono stabilite dalla D.G.R. 85-6287 del 02/08/2013: • 50% (quota sanitaria) a carico dell’ASL di residenza che prende in carico l’anziano, anche quando la RSA è nel territorio di una ASL diversa da quella di residenza; • 50% (quota sociale) a carico dell’anziano: se, in base alla valutazione sociale, la persona risulta avere un reddito non sufficiente a pagare la quota spettante, interviene il Comune a integrare o a farsi carico integralmente della cifra. Liste di attesa L’Unità di Valutazione Geriatrica invia a domicilio dell’interessato l’esito della valutazione indicando: • la tipologia di progetto individuale • il punteggio distinto della valutazione sanitaria e sociale • il grado di priorità distinto in: • urgente, con punteggio pari o superiore a 24; • non urgente, con punteggio da 19 a 23; • differibile, con punteggio da 5 a 18. In alcune RSA è presente il Nucleo Alzheimer Temporaneo (NAT), dedicato a persone affette da demenza di grado moderato-severo con gravi disturbi comportamentali. L’anziano non autosufficiente e la sua famiglia possono scegliere tra le RSA autorizzate e accreditate presso il Sistema Sanitario. Centri diurni per anziani non autosufficienti I centri diurni sono strutture semiresidenziali per l’assistenza ad anziani non autosufficienti. Offrono programmi riabilitativi e prestazioni sanitarie I centri diurni offrono un insieme combinato di prestazioni sanitarie e socio – assistenziali. Possono essere: • inseriti all’interno di una RSA, Centri Diurni Integrati (CDI); • indipendenti da una RSA, Centri Diurni Autonomi (CDA). Esistono anche Centri Diurni dedicati a persone affette da morbo di Alzheimer o altra forma di demenza, con diagnosi accertata. Gli obiettivi • Tutelare la salute e il benessere della persona anziana e favorirne la permanenza a domicilio; • fornire supporto concreto alla famiglia e al caregiver; • mantenere e potenziare le capacità residue, stimolando la vita sociale attiva. Le tariffe La retta è stabilita dal Piano Tariffario che indica la tariffa complessiva per fasce di intensità assistenziale e ripartisce così gli oneri: • 50% (quota sanitaria) a carico dell’ASL di residenza che prende in carico l’anziano, anche quando la RSA è nel territorio di una ASL diversa da quella di residenza; • 50% (quota sociale) a carico dell’anziano: se, in base alla valutazione sociale, la persona risulta avere un reddito non sufficiente a pagare la quota spettante, interviene il Comune a integrare o a farsi carico integralmente della cifra. Per i Centri diurni per persone affetta da morbo di Alzheimer o da altro tipo di demenza, la percentuale di partecipazione alla tariffa è del 70 % a carico del SSR e del 30% a carico dell’utente o del Comune o Ente Gestore delle funzioni socio-assistenziali. Le tariffe sono applicate in maniera uguale su tutto il territorio regionale e sono stabilite dalla D.G.R. 85-6287 del 02/08/2013. Interventi socio-sanitari per disabili Quali sono i servizi rivolti alle persone disabili e qual è il percorso per accedervi? Per definire i bisogni della persona disabile e della sua famiglia e individuare il progetto adeguato è fondamentale la valutazione da parte della Unità Multidisciplinare di Valutazione della Disabilità (UMVD) competente e presente nel Distretto sanitario dell’ASL di residenza. La valutazione multidimensionale si compone di una parte sanitaria e di una parte sociale. A seguito della valutazione positiva, è possibile attivare gli interventi più appropriati. Come accedere La persona interessata presenta domanda di valutazione presso: • lo Sportello o il Punto Unico di Accesso; • l’ente gestore dei Servizi socio-assistenziali e/o il Distretto sanitario. L’UMVD, entro novanta giorni dalla data di ricevimento della richiesta di valutazione, esegue la valutazione sanitaria e sociale e definisce il Progetto Individuale concordato con l’interessato e la sua famiglia che può essere di natura domiciliare, semiresidenziale e residenziale. L’accesso agli interventi socio-sanitari è strettamente subordinato alla valutazione dell’UMVD. Periodicamente vengono effettuate verifiche per accertare la rispondenza dei progetti avviati rispetto ai bisogni della persona disabile. Progetto di Domiciliarità Gli interventi a sostegno della domiciliarità si articolano in: • affidamento diurno/residenziale; • educativa territoriale; • lungo assistenza; • vita indipendente; • dopo di noi. Più in particolare • L’affidamento diurno/residenziale è un servizio di volontariato prestato da famiglie o singole persone che offrono accoglienza presso il proprio domicilio. • L’educativa territoriale è un intervento finalizzato a sviluppare le abilità e le autonomie per la piena integrazione sociale, scolastica e lavorativa che si realizza attarverso la figura dell’educatore professionale. • La domiciliarità in lungo assistenza è un servizio che viene fornito attraverso prestazioni quali telesoccorso, pasti al domicilio, operatori socio sanitari (OSS) o attraverso un contributo economico per l’assunzione di assistenti familiari regolarmente assunti o per il rimborso a familiari o volontari. • I progetti di vita indipendente sono rivolti a persone con grave disabilità motoria, certificata ai sensi dell’art. 3 della legge 104/1992, di età compresa tra i 18 e 64 anni, inserite in contesti lavorativi, o formativi, o sociali con rilevanza a favore di terzi o nelle condizioni di svolgere il ruolo genitoriale di figli minori. Il progetto di vita indipendente viene finanziato con un contributo economico a favore di quelle persone che sono in grado di esprimere capacità di autodeterminazione e una chiara volontà di gestire in modo autonomo la propria vita e le proprie scelte. • Il “dopo di noi” consiste in misure di assistenza, cura e protezione rivolte a persone con disabilita’ grave, ai sensi dell’art. 3 comma 3, della legge 104/1992, non determinata dal naturale invecchiamento o da patologie connesse alla senilità, prive di sostegno familiare in quanto mancanti di entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di fornire l’adeguato sostegno genitoriale, nonche’ in vista del venir meno del sostegno familiare, attraverso la progressiva presa in carico della persona interessata già durante l’esistenza in vita dei genitori. Progetto di Semiresidenzialità Si rivolge a persone disabili di età superiore a 14 anni con l’obiettivo di sostenere temporaneamente il nucleo familiare. Le attività sono finalizzate a potenziare le capacità espressive e relazionali, promuovendo l’autonomia e l’inserimento sociale. I progetti di semiresidenzialità si realizzano attraverso i centri diurni che si articolano in: • centri diurni di tipo A: rivolti a persone disabili con limitate potenzialità di inserimento socio-lavorativo; • centri diurni di tipo B: rivolti a persone disabili con residuali attitudini all’inserimento socio-lavorativo; • centri diurni di tipo C: rivolti a persone disabili con limitata autonomia nelle attività della vita quotidiana. Progetto di Residenzialità Consente a persone disabili adulte, prive del nucleo familiare o la cui situazione non permette la permanenza al domicilio, un inserimento presso una struttura socio-sanitaria. Le strutture residenziali per disabili, presenti su tutto il territorio regionale, offrono risposte calibrate sui bisogni di salute e di assistenza delle persone disabili.