Il Piano nazionale delle demenze. A che punto siamo?

Cinque anni. Tanto è trascorso da quando il Piano nazionale delle demenze – nato per promuovere e migliorare la qualità e l’appropriatezza degli interventi a sostegno dei malati e dei loro familiari – ha visto il via libera. Un provvedimento strategico, studiato per il bene di tanti, ma che purtroppo ancora oggi resta in attesa di essere finanziato. Cinque anni di aspettative, speranze e delusioni che tante famiglie italiane hanno vissuto sulla propria pelle e che oggi trovano sfogo in una accorata lettera aperta con cui la presidente della Federazione Alzheimer Italia, Gabriella Salvini Porro, si rivolge direttamente al Ministro Grillo. La lettera è un sostanziale ‘grido di aiuto’ che torna a puntare i riflettori su questa devastante condizione ed è doveroso per una rivista come la nostra, che da anni con i suoi approfondimenti si propone di migliorare la qualità dell’assistenza agli anziani, porre l’accento sulla questione. Facciamo quindi il punto della situazione. Nove mesi fa l’associazione della dott.ssa Salvini Porro aveva lanciato una petizione che sollecitava un riscontro concreto per 1.241.000 malati che vivono oggi in Italia. Un numero che vale la pena di sottolineare: 1.241.000 pazienti. L’iniziativa voleva essere un invito ad agire che si rinnova, oggi, dalla lettera indirizzata al Ministro. “Il mio intento era ed è – afferma Salvini Porro rivolgendosi direttamente alla Grillo – quello di spiegarle il motivo che ha spinto noi della Federazione Alzheimer Italia a presentare, in data 8 ottobre 2018, la petizione ‘Finanziare il Piano demenze: malati e famiglie non possono più aspettare’. È certo importante e corretto informare e sensibilizzare sulla demenza, ma noi vogliamo fare anche qualcosa di concreto per le famiglie che ne sono colpite. Le scrivo quindi una lettera aperta – conclude Salvini Porro – per dimostrare alle 125 mila persone (ad oggi il numero di sottoscrizioni alla petizione, ndr) che attendono una sua risposta che non perdiamo la speranza che ci ricontatti per sederci a un tavolo insieme e prendere una decisione a supporto del milione e 200 mila famiglie italiane che ogni giorno vivono a stretto contatto con la demenza”. A questo proposito credo sia utile fare qualche numero. Stando alle stime attuali, i malati di Alzheimer, una malattia che colpisce soprattutto la popolazione ‘over 65’, sono inesorabilmente destinati a crescere nei prossimi anni fino a raggiungere, in un decennio circa, circa 400 mila pazienti in più. Un numero impressionante che determinerà una situazione estremamente impegnativa sia sul fronte della cura sia su quello dell’assistenza. Quella in cui potremmo trovarci sarebbe quindi una condizione di potenziale emergenza che nel nostro Paese è acuita, lo diciamo senza mezzi termini, dal basso numero di strutture sociosanitarie attrezzate ad accogliere questo tipo di pazienti. Il resto del ragionamento viene da sé: intervenire ora sarebbe non solo la migliore risposta ai problemi del milione e 200 mila famiglie alle prese con i pazienti dell’oggi, ma anche una scelta garantistica per quelli, tanti, che con questa drammatica realtà avranno a che fare ‘domani’.

Buona lettura.