Gestire (al meglio) la cronicità

La “condizione di cronicità” è uno stato di alterazione della salute che si protrae nel tempo, dovuta a una o più situazioni morbose. La caratteristica più frequentemente associata alla presenza di patologie croniche è la limitazione funzionale, che si traduce in disabilità di entità variabile. Nel mondo ci sono oltre un miliardo di persone con disabilità e cronicità. Le due condizioni non si equivalgono, ma quando coesistono si moltiplica la complessità. La prevalenza della disabilità è in aumento, a causa dell’incremento globale delle condizioni di malattia cronica, legate alla più lunga spettanza di vita e alle migliori strategie diagnostico-terapeutiche. I dati ISTAT indicano che in Italia le persone che vivono in condizione di disabilità sono due milioni e seicentomila, pari al 4,8% della popolazione. Una percentuale che raggiunge il 44,5% nella fascia di età con più di 80 anni.

Con lo spostamento in avanti delle aspettative di vita cresce l’impatto delle patologie croniche e la conseguente disabilità. In questo approfondimento affrontiamo gli aspetti salienti della questione con la dott.ssa Lombardi, direttore del Dipartimento di Medicina Fisica e Riabilitativa della USL Toscana Centro

È quindi evidente che le patologie croniche, e la disabilità che ne consegue, sono in progressiva crescita, il che comporta un notevole impegno di risorse, richiedendo continuità di assistenza per periodi di lunga durata e una forte integrazione dei servizi sanitari con quelli sociali. Circa l’85% dei bilanci sanitari regionali è rappresentato da costi legati alle patologie croniche e alla loro gestione, e sappiamo che la Sanità rappresenta un onere di costo pari a circa l’80% dei bilanci regionali.


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