L’anziano nella medicina legale, un tema moderno

I cambiamenti intervenuti nella vita degli anziani nel corso del XX secolo e quelli che si affacciano sulla scena del XXI sono di particolare rilievo e l’interesse di ricerca che essi suscitano è probabilmente destinato a crescere, se non altro per l’eccezionale invecchiamento delle società contemporanee, quelle sviluppate e quelle in via di rapido sviluppo. Il primo problema è la definizione partendo da una negativa e cioè intendendo per anziani quanti non sono più giovani e, in genere, facendo coincidere questa fascia di popolazione con l’indicazione demografica (coloro che hanno superato i 65 anni), a sua volta sollecitata da un’interpretazione economicista dei ruoli sociali (chi non lavora più e/o acquisisce lo status di pensionato).

L’allungamento della vita media ha determinato l’estensione del concetto di vecchiaia e la nascita di alcune necessità ad essa correlate. Uno degli aspetti meno trattati, ma non per questo meno rilevanti, è quello che si lega alla “medicina legale”. Entriamo nel merito

Tuttavia, immaginare di considerare come un insieme omogeneo quello costituito da persone che hanno un’età compresa tra 65 ed oltre 100 anni può comportare complessità interpretative. L’allungamento della vita determina in parallelo la dilatazione del tempo della vecchiaia, con possibilità che in essa coesistano condizioni molto differenziate con necessità di considerare una fascia specifica per i grandi anziani, denominata quarta età, condizione il cui inizio è variabile, idealmente a partire dal compimento del settantacinquesimo anno di età, vista la ormai non più rispondenza del modello classico di vecchiaia, così come intesa tradizionalmente e così come ci è stato tramandato dalle opere artistiche e letterarie, sociali in cui si entra.


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