1918-2018: una storia lunga cent’anni

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Paolo Viana
Ufficio comunicazione Fatebenefratelli

A Solbiate, dove la Provincia di Como confina con la Svizzera, si trova la casa di riposo dei Fatebenefratelli, intitolata a San Carlo Borromeo. La sua storia inizia nel 1917, a causa della Grande Guerra, allorquando l’istituto di San Servolo in cui i frati ospitavano i malati mentali ricevette l’ordine di evacuazione. Gli sfollati furono ospitati provvisoriamente nella casa di salute dei Fatebenefratelli di San Colombano al Lambro, che era già molto affollata. Dopo varie ricerche si individuò la villa appartenuta alla famiglia Scalini, definita “in ottimo stato, posizione salubre”, ideale per assistere malati psichiatrici di sesso maschile. L’amministratore era padre Zaccaria Celestino Castelletti e la casa era divisa in una sezione privata con camere singole e una sezione a carico della Provincia dove i malati erano ospitati in dormitori comuni. Il trasferimento a Solbiate avrebbe dovuto essere temporaneo e durare fino a sei mesi dalla pace. La casa aprì l’8 aprile 1918, con 16 ricoverati a carico della Provincia, cui si aggiunsero “malati nervosi”, a condizione che fossero tranquilli, che cioè fossero affetti da neuropatie croniche e non acute. Si raggiunse così un numero di 34 ospiti. Quando, l’anno successivo, fu autorizzato il ritorno dei malati di mente a Venezia, i nevropatici cronici restarono a Solbiate.

Quella che vi presentiamo oggi è una delle realtà più virtuose del nostro Paese, un vero e proprio punto di riferimento per il suo territorio. Ecco quindi come si è evoluta la realtà del “Fatebenefratelli” a partire dal 1918, anno in cui la struttura accolse i suoi primi 34 ospiti

Da quel momento, la casa sarebbe stata dedicata a chi fosse affetto da malattie “prevalentemente nervose”, ma anche a “persone desiderose di quiete e riposo” e avrebbe ospitato anche i meno abbienti grazie a “facilitazioni nelle rette”. In questo modo si realizzava pienamente il carisma dell’Ospitalità verso i poveri e i bisognosi, che furono i primi destinatari delle cure di San Giovanni di Dio, fondatore dell’Ordine ospedaliero.


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