Quando l’approccio non farmacologico può essere un aiuto

I dati statistici confermano: l’Italia è il paese “più vecchio” d’Europa. Infatti, nel Belpaese, il 21,4% della popolazione è ultrasessantacinquenne, contro la media dell’UE dove gli over 65 sono pari al 18,5%. Non solo: sempre in Italia, ben il 6,5% di questi è ultraottantenne, contro il 5,1% dell’Unione. Dati che fanno da scenario a un’ulteriore casistica: secondo il rapporto Osmed-AIFA, Agenzia del Farmaco, la spesa in medicinali per chi ha più di 64 anni e, in particolare, per gli anziani la cui fascia d’età va dai 75 agli 84 anni dimostra che i senior sono esposti a un alto carico farmacologico: infatti, il 55% dei soggetti assume quotidianamente tra i 5 e i 9 farmaci, mentre il 14% ne assume 10 o più.

La cronicizzazione di molte malattie e l’innalzamento dell’età media espongono fasce sempre più ampie di popolazione a un elevato uso di farmaci. In questo approfondimento entriamo nel merito di come le terapie non farmacologiche possono essere una preziosa risorsa

Una condizione, questa, chiamata politerapia, in continua crescita: sempre secondo l’indagine condotta dal Geriatrics Working Group dell’AIFA, l’11% della popolazione anziana – ovvero quasi 1,3 milioni di persone in Italia – assume più di 10 farmaci al giorno, dando origine a conseguenti situazioni pericolose indotte da un alto rischio di errore, come l’interazione tra i farmaci.


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