Il valore del confronto

Assistere nel migliore dei modi la popolazione anziana promuovendone un invecchiamento attivo e seguendo i continui mutamenti delle loro esigenze è un obiettivo che da tempo professionisti ed Istituzioni si prefiggono come prioritario. Uno sforzo organizzativo e concettuale cui, dalle pagine della nostra rivista, abbiamo reso merito tutte le volte che ci siamo imbattuti in progetti virtuosi e ambiziosi, in una parola: lodevoli. È con questo spirito che poniamo volentieri l’attenzione alla conferenza internazionale ‘Long Term Care. Aging in place’ (a Firenze i primi di marzo), un prestigioso appuntamento che mira a favorire la nascita di un dibattito internazionale al centro del quale si pone, chiaramente, la questione della sostenibilità del sistema assistenziale italiano. In un Paese che invecchia, lo sappiamo bene, il problema più grande resta quello di individuare un modello, virtuoso, universalistico e capace di garantire un alto standard qualitativo sostenibile su larga scala. Per fare questo non vi è altra strada: promuovere un confronto trasversale. Ed è esattamente quello che si propone di fare la conferenza ‘Long Term Care’, che punta dritto a fare di Firenze la prima città laboratorio per politiche innovative dedicate all’assistenza agli anziani. Oltre al professor Niccolò Marchionni, ordinario di gerontologia e geriatria all’Università di Firenze, sono stati infatti coinvolti Nir Barzilai dell’Albert Einstein College of Medicine, William Reichman della società canadese Baycrest e Gianluca Misuraca del Centro di Ricerca della Commissione Europea. Fra i partecipanti alle singole sessioni si contano poi dirigenti dei Ministeri della Sanità e Welfare di Svezia, Norvegia, Svizzera e Olanda, oltre che naturalmente a dirigenti di strutture per anziani, architetti, geriatri e assistenti sociali in rappresentanza delle eccellenze, e ne abbiamo parecchie, del nostro Paese. Insomma, se le soluzioni passano, come è noto, dal punto di sintesi tra due (o più) posizioni diverse tra loro, quella di guardare a modelli assistenziali diversi dal nostro sembrerebbe essere la strada giusta.

Buon lavoro