Fragilità nell’anziano: come prevenirla

È stato raggiunto un importante risultato per la ricerca scientifica sviluppata dalla Fondazione Don Gnocchi. Il Centro IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano si è infatti aggiudicato un finanziamento da parte della Fondazione Cariplo nell’ambito di un bando per “La ricerca biomedica sulle malattie legate all’invecchiamento”. Il progetto finanziato riguarda le fragilità nelle persone anziane, si intitola “Il ruolo del fattore di trascrizione Prep1 nel fenotipo clinico della fragilità: studio clinico e biomolecolare” e verrà sviluppato a partire dal 1° aprile 2019 grazie a una collaborazione tra l’Istituto Fondazione FIRC di Oncologia Molecolare IFOM di Milano (responsabile dello studio il professor Francesco Blasi) e la Fondazione Don Gnocchi IRCCS “S. Maria Nascente” di Milano (responsabile del progetto per la parte della Fondazione Don Gnocchi, la dottoressa Francesca Baglio, neurologa). Si tratta di un finanziamento importante, perché consentirà di capire quali sono i meccanismi coinvolti nella sindrome dell’anziano fragile e, di conseguenza, di avere maggiori strumenti per intervenire precocemente nei soggetti a rischio. Si sa infatti che la fragilità espone i soggetti a un maggiore rischio di malattie croniche e invalidanti. Intervenire precocemente, con programmi riabilitativi ad hoc, favorirebbe un invecchiamento in salute.

L’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare e la Fondazione Don Gnocchi, grazie a un importante finanziamento della Fondazione Cariplo, hanno sviluppato un progetto di ricerca che indaga sui meccanismi alla base della sindrome della fragilità e sulle possibilità di prevenzione

L’obiettivo del progetto è reclutare 90 persone di età superiore ai 65 anni in due anni presso gli ambulatori della Fondazione Don Gnocchi. Un’attenta valutazione clinica e strumentale stabilirà la presenza o meno della sindrome della fragilità e l’integrità di strutture quali il muscolo e il cervello. Con un prelievo di sangue, si misurerà la presenza della proteina Prep1 per capirne il ruolo nella fragilità, ma anche per ricercare un marcatore di identificazione precoce dei soggetti a rischio. Nello specifico, il progetto di ricerca punta a verificare che la fragilità dell’anziano – intesa come sindrome – possa essere predetta da modificazioni nella forma e struttura dei nuclei delle cellule dovuta a una diminuzione o assenza del fattore di trascrizione Prep1.


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