L’attività fisica nella terza età

I nostri corpi cambiano quando invecchiamo, ma molte persone invecchiano confortevolmente e rimangono attive, attente e vivaci per tutta la vita, così che la loro età biologica può essere molto più giovane della loro età cronologica. Quali sono questi cambiamenti? Non si tratta di un processo selettivo, ma di un insieme di modificazioni sistemiche che interessano più apparati. Quando i muscoli invecchiano, iniziano ad accorciarsi e a perdere massa e la forza sviluppata diminuisce. Il movimento articolare diventa più limitato (a causa di artrosi e artriti) e la flessibilità si riduce per un irrigidimento di tendini e legamenti. Il contenuto di minerali nelle ossa diminuisce, le ossa diventano meno dense e più fragili e si sviluppa l’osteoporosi, che colpisce prevalentemente le donne ma anche gli uomini; l’osteoporosi può portare a crolli e fratture vertebrali ed è anche spesso responsabile di fratture di femore nelle persone anziane. Ulteriori alterazioni si hanno a scapito degli organi di senso con il manifestarsi di deficit di equilibrio e coordinazione, fattori principali del rischio di caduta. Altri effetti dell’avanzare dell’età sono le progressive modificazioni anatomiche, fisiologiche e funzionali a carico dell’apparato cardio-vascolare, che ne riducono la funzionalità e l’integrità (aritmie, ipertensione arteriosa, infarto del miocardio, ecc). Infine con l’aumentare degli anni si possono avere anche effetti negativi sulla sfera cognitiva, basti pensare che quasi la metà degli over 85 soffrono di demenza, oltre al rischio di sindromi ansiose o depressive. Quanto descritto è un processo naturale, ma uno stile di vita sedentario può accelerarlo!

Studi scientifici ed evidenze empiriche dimostrano come l’esercizio fisico sia fondamentale per un invecchiamento positivo e per contrastare il declino senile. Abbiamo chiesto, perciò, ai nostri esperti, i fisioterapisti appartenenti al GIS di AIFI, di aiutarci a fare il punto su cosa è importante sapere

L’invecchiamento attivo Questo concetto è stato definito dall’OMS alla fine degli anni ‘90 come “il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza al fine di migliorare la qualità di vita con l’invecchiamento e avere una partecipazione continua nell’ambito sociale, economico, culturale, spirituale, civico e fisico”. L’anziano non deve essere visto soltanto come un soggetto debole e bisognoso di cure, bensì deve essere invitato ad abbandonare uno stile di vita sedentario e stimolato a partecipare attivamente nella società: si vuole dare una visione più positiva dell’invecchiamento, abbandonando l’idea dell’anziano malato, solo e depresso a favore di un anziano proattivo.


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