La nutraceutica favorisce un buon invecchiamento

Qual è la differenza e quale la relazione fra corretta alimentazione e nutraceutica nella prevenzione e nella cura di patologie legate all’età? La corretta alimentazione dovrebbe essere il baluardo della prevenzione delle malattie cronico-degenerative. Il problema maggiore è la traslazione fra le informazioni che deriviamo dall’epidemiologia (che raccoglie dati sull’esposizione long-life per costruire un modello dietologico ideale) a ciò che ci possiamo attendere dall’applicazione delle informazioni derivate dall’epidemiologia all’intervento clinico in età più avanzata. La nutraceutica invece si basa su dati sperimentali prospettici, ottenuti con la somministrazione di sostanze bioattive concentrate per osservare effetti specifici in qualunque momento della vita.

Di grande attualità nella discussione scientifica, la supplementazione con nutraceutici personalizzata sull’anziano può rallentare e contrastare il declino, accelerare il recupero e abbassare i rischi di patologie legate all’età. Ce ne parla in quest’intervista il dott. Arrigo Cicero, presidente di SINut, Società Italiana di Nutraceutica

Si può parlare di modelli di integrazione fra regime alimentare e nutraceutica? Come conseguenza di quanto sopra detto, il regime alimentare deve essere comunque ottimizzato (nel limite del possibile) nella popolazione generale e nei sottogruppi di popolazione a rischio. I nutraceutici devono essere impiegati per compensare deficit nutrizionali o funzionali, accumulati negli anni precedenti l’ottimizzazione della dieta o per compensare i deficit relativi, acquisiti per aumento delle necessità o i deficit assoluti derivati da patologie concomitanti (ad esempio scarsa assunzione per patologie del cavo orale, scarso assorbimento per patologie intestinali croniche, etc.).


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