Un’inversione di rotta

Diamo qualche numero: nel nostro Paese vivono circa 13,5 milioni di over 65 (dieci anni fa se ne contavano ‘solo’ 11 milioni) e si prevede che nel 2050 potremo fregiarci a pieno titolo dello status di terzo Paese piu anziano al mondo quotando piu di un italiano su tre nella categoria ‘silver’. Medaglia di bronzo dietro a Giappone e Spagna. Questo significa che nel nostro Paese, che non a caso viene spesso ossequiato con il prefisso ‘Bel’, si vive (spesso) bene e piu a lungo. Ma prima di lanciarci in una laudatio (doverosa) alla dieta mediterranea e a un (anche qui piu che dovuto) ringraziamento al nostro vigoroso corredo genetico, vorrei soffermarmi su un ragionamento decisamente piu prosaico: vivere a lungo e una bella cosa, ma siamo pronti a gestire al meglio le esigenze della popolazione ‘argento’? Per essere ancora piu precisi: il nostro sistema sanitario e in grado di sostenere questi numeri e la conseguente progressione della domanda di assistenza? Purtroppo la risposta, a oggi, e un secco e poco edificante ‘no’. A dare le dimensioni del nostro ritardo e la Societa italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), che in occasione di un convegno organizzato dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), si sofferma su alcuni aspetti chiave di un ragionamento composito sul quale sarebbe opportuno riflettere (attentamente). Si parte dai risultati di un’indagine che ha messo a confronto 28 Paesi europei (i dati si riferiscono ad una forbice temporale che va dal 2008 al 2012, ndr), tenendo conto di fattori come le politiche per favorire l’invecchiamento attivo o il coinvolgimento sociale degli anziani. Dai risultati analizzati, il nostro Paese non ci fa certo una bella figura, piazzandosi 15esimo per l’accesso ai servizi o per l’uso di tecnologie assistive, e addirittura 17esimo per livello di indipendenza degli over 65. Altro giro, altro allarme. In un Paese che invecchia sarebbe lecito attendersi un adeguato numero di geriatri, ma in Italia le cose vanno diversamente. “La disponibilità di specialisti in geriatria – spiegano i geriatri – è molto esigua in rapporto al fabbisogno”, e non si intravedono neppure prospettive di miglioramento. “Il numero di specializzandi previsti nell’ultimo concorso nazionale – afferma Antonelli Incalzi, presidente Sigg – era di appena 164 a fronte dei 396 iscritti a pediatria”. Numeri che danno la dimensione del problema. Non parliamo poi del fatto che, altro paradosso, in Italia la visita geriatrica non e nemmeno inclusa tra i LEA, rimanendo inspiegabilmente ascritta tra le prestazioni ‘generiche’. Potrebbe la tecnologia (che come sappiamo fa passi da gigante) venire in soccorso dei nostri anziani? Si, ma anche in questo caso non sembriamo propensi a cogliere l’occasione. E sempre Antonelli Incalzi a sottolineare la scarsa arguzia del nostro approccio: “La gamma di possibilità che la tecnologia offre sarebbe molto ampia, se solo vi fossero l’intenzione e la lungimiranza di utilizzarla a favore di una popolazione che oggi invecchia in sempre minor sicurezza”. Tiriamo le somme. Il nostro Paese sembra cieco di fronte ad una situazione che invece appare molto evidente: dobbiamo essere pronti ad affrontare un cambiamento sociale imminente ed il primo passo dovrebbe essere quello di inquadrare i bisogni dell’Italia che verra. Quella che stiamo percorrendo, invece, e una strada pericolosa che rischia di mandare in tilt un sistema assistenziale che necessita, ora piu che mai, di una drastica correzione di rotta.

Buona lettura